OVI E SPARAZI

“Stasera, ovi e sparazi.” Quante volte ho sentito questa frase pronunciata dalla mamma! Non c’era bisogno di andare a fare la spesa perché le uova le producevano le galline di nonna Maria e gli asparagi?

Papà e lo zio Bruno avevano avuto una splendida idea. Laggiù, al posto della vigna di uva fragola e di clinto avevano allestito la “sparezara”.

La coltivazione degli asparagi non era una tradizione del nostro territorio e pochi li producevano nell’orto di casa. Erano un contorno davvero speciale, riservato alle occasioni importanti.

Due montagnole lunghe e strette di terra sabbiosa e ben concimata nascondevano i rizomi che ci donavano asparagi teneri e burrosi, di un bianco tendente al crema, deliziosi.

Era divertente raccoglierli; bisognava andare al mattino presto ed essere molto attenti. Appena la punta rompeva la crosta occorreva intervenire, guai a lasciarne indietro qualcuno. Il giorno dopo sarebbero cresciuti fuori dalla terra e il sole li avrebbe resi legnosi e scuri. Affondavo uno speciale attrezzo lungo e sottile munito di lama nel terreno e con un movimento deciso del polso, estraevo l’asparago. Papà mi controllava e mi prendeva in giro quando ne saltavo più d’uno.

Forse è il ricordo che ingrandisce la bontà di questo ortaggio aromatico e leggermente amaro, ma il sapore era davvero speciale.

Ben puliti, tolta la parte più esterna con il pelapatate e lasciati riposare in acqua fresca per almeno un’ora, erano pronti per la cottura.

Le uova erano bollite per soli cinque minuti così mantenevano il cuore morbido e si accompagnavano benissimo agli asparagi.

Conditi con sale, olio, pepe e una spruzzata di aceto erano la cena del venerdì, quella di magro.

Una cena semplice, senza fronzoli, senza salse pennellate sul piatto e spume evanescenti, una cena in famiglia.

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Roberta Libero


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