VALIGETTE DI RISO

“Era una fredda mattina d’inverno. Sulla spiaggia di Kitty Hawk, nel North Caroline, soffiava un vento forte; era il 17 dicembre del 1903. Aveva piovuto e le pozzanghere erano ghiacciate. Non sembrava proprio la giornata ideale per tentare quello che nessun altro aveva tentato prima: far alzare in volo una macchina a motore più pesante dell’aria! Eppure, tra l’incredulità dei suoi stessi costruttori, il Flyer si librò in aria percorrendo 36 metri a tre dal suolo. Ai comandi c’era uno dei fratelli Wright, Orville, disteso a pancia in giù in quello strano aliante di legno e tela bianca. Altre tre volte, in quello stesso giorno, i due fratelli riuscirono a far decollare la loro creatura alata. L’ultima volta, a mezzogiorno; Wilbur Wright volò per due chilometri. Il sogno di Icaro si era realizzato, iniziava l’era gloriosa dell’aeronautica!”

L’aereo fu, forse, la più entusiasmante invenzione di quel periodo felice chiamato “La Belle Epoque”. Insieme all’elettricità, la radio, l’automobile, il cinema e le scale mobili. In questo periodo di pace e prosperità si costruirono enormi transatlantici, si estese la rete ferroviaria e si organizzarono fiere mondiali come l’ Esposition Universelle di Parigi nel 1900.

Ma il fuoco covava sotto l’apparente, dorata superficie. Lo scoppio della Grande Guerra, nel 1914, ruppe l’incantesimo e dopo questo periodo di euforia e frivolezza il mondo si risvegliò piombando tragicamente nel grigiore e nella disperazione delle trincee.

Se nel primo conflitto l’aereo ebbe un ruolo marginale, fu nella Seconda Guerra Mondiale che si rivelò determinante.

“L’aeronautica è stata protagonista nelle vicende della mia famiglia, influenzando in modo determinante la nostra vita. Papà Benvenuto si arruolò giovanissimo, nel 1934, subito dopo la morte del padre. Il fratello Bruno, invece, era già partito nel 1931. All’inizio fu soltanto per sfuggire alla povertà, poi la passione per il volo e per i motori li coinvolse completamente. Papà aveva soltanto 17 anni, così frequentò per un anno la scuola militare per montatori di Bologna prima di partire per l’Africa. Zio Bruno, invece, diventò pilota istruttore. Passo le ore a studiare le molte foto che portarono dall’Africa. Ogni volta mi accorgo di un particolare nuovo.

Papà era un tipo spiritoso. Si faceva fotografare in pose curiose e divertenti; spesso insieme agli abitanti del posto. Fotografava i villaggi, gli obelischi, i tucul e le abitazioni scavate nella roccia, sempre alla ricerca del contatto umano e della conoscenza. Quella in cui spinge l’aratro è la mia preferita. Con una bandana bianca e il volto abbronzato sembrava un vero africano!

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La ricetta è del 1903 e l’autrice è Ida Baccini. Scrittrice e giornalista, direttrice di “Cordelia”, il primo vero giornale per l’infanzia e l’adolescenza, nacque e visse a Firenze. Morì nel 1911 lasciando numerosi libri per ragazzi, testi scolastici, raccolte di racconti e diverse collaborazioni giornalistiche. Scrisse anche un libro di cucina, “Fuoco Sacro”, dal quale è tratta la nostra ricettina archeologica: “Valigette di Riso”. Oh perdinci, non ci avevo pensato, per un viaggio in aereo un po’ di bagaglio ci vuole! Leggero, però, una valigetta semplice, di sostanza, ma trattata con delicatezza e misura. Non vogliamo pagare la differenza di peso, vero?

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INGREDIENTI

Per 4 persone

  • 4 fettine di fesa di vitello da 150 grammi l’una
  • Mollica di pane raffermo grammi 150
  • Latte quanto basta per ammorbidire
  • 3 tuorli d’uovo
  • 150 grammi di parmigiano grattugiato
  • 150 grammi di prosciutto crudo tritato finemente
  • Un’idea di noce moscata
  • Sale, pepe
  • Prezzemolo tritato
  • 70 grammi di burro
  • Uno scalogno grammi 50
  • 3 pomodori San Marzano maturi
  • 50 grammi di gruyère

 

COME HO FATTO

Ho strizzato bene il pane ammollato nel latte, ho unito il formaggio, il prosciutto, i tuorli e ho profumato con la noce moscata. Ho regolato di sale e pepe e ho messo il ripieno in frigo per renderlo più compatto. Se vi risultasse troppo molle aggiungete del formaggio.

Ho sbollentato, sbucciato e tagliato a cubetti i pomodori; li ho messi poi in un colino, salandoli leggermente, a perdere l’acqua di vegetazione. Così ho interpretato l’espressione “pomodoro colato”. Visto il risultato, penso di aver fatto bene, il passato avrebbe reso la salsa banale, senza spessore.

Battute per bene le fettine di vitello, le ho tagliate a metà. Ho messo un cucchiaino abbondante di ripieno bello freddo e le ho chiuse a bauletto. Quindi le ho legate con uno spaghino sottile. Belle, sembrano proprio dei piccoli bagagli a mano!

Ho rosolato le valigette nel burro, appena dorate ho aggiunto lo scalogno tritatissimo, il pomodoro e il prezzemolo. Ho tolto le valigette e nella loro salsa ho cotto il riso aggiungendo brodo vegetale e mantecando alla fine con una noce di burro freddo. Infine ho completato con una bella grattata di grujère.

Il piatto è decisamente moderno, anche se l’uso del burro adesso fa un po’ strano. Io ho ridotto la quantità al minimo. Pensate di sostituirlo con l’olio? Vedete voi, ma, secondo me, se c’è scritto burro, che burro sia! E, mi raccomando, di ottima qualità, poco, ma buono.

Ah, dimenticavo, sapete una cosa? Il 1903 è stato un anno fantastico. Tra l’altro è nato George Orwell ed Enrico Caruso ha fatto il suo debutto al Metropolitan di New York, ma il fatto più curioso, per me, è questo: in quel lontano anno è stato brevettato il cono gelato. Eh, va bene, che sarà mai, direte voi. Ma perché, vi pare poco? La sua evoluzione industriale, il “cornetto”, ha invaso il mondo. Successo internazionale! E chi l’ha inventato? Elementary, Watson , un italiano emigrato in America, of course!

 

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Il testo completo è disponibile su www.massaiemoderne.it

 


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